Buongiorno care amiche e cari amici borsomaniaci, ma non solo… eccomi agli 'arresti domiciliari' con la mia tazza di caffè, come sempre con tanta voglia di scrivere e condividere.

Oggi vorrei scrivere a sproposito di libri...

In questo momento complicato, stiamo imparando tutti a reinventarci... abbiamo più tempo a disposizione per dedicarci a noi stessi e alle cose che ci fanno stare bene, tra queste, per molti, la lettura.

Credo fermamente che soprattutto in momenti drammatici come questi, si debba regalarsi attimi di leggerezza, che non significa superficialità. La leggerezza è una caratteristica perfettamente compatibile con la profondità; del tutto diversa dalla superficialità, anche se spesso viene accostata o addirittura assimilata. Mi piace quanto scrive Italo Calvino nelle Lezioni Americane ‘Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore’.

Da imprenditrice che si autofinanzia, so la fatica che fanno le piccole librerie a salvare il loro ‘spazio’ e mai come in questo momento dovremmo sostenerle.

Qualcuna si sta muovendo proponendo la consegna a domicilio... Per citarne una, scelgo la libreria Fogola di Pisa, a cui sono molto affezionata, per la nostra comune passione per Mafalda e Snoopy.

E a proposito di libri... vi segnalo il libro che mi ha dato il coraggio di iniziare il mio scrivere a sproposito di borse. ‘Pazze per le borse!” di Paola Jacobbi giornalista e inviata di Vanity Fair. Per noi bags victim questo libro è una specie di Bibbia.

Sorridendo, se non addirittura ridendo di cuore... vi troverete, ritroverete e conoscerete la storia delle ‘borse famose’ raccontate con grande abilità ed ironia. Non voglio addentrarmi troppo, perché vi rovinerei il piacere della lettura, ma sono sicura che una delle librerie di quartiere ve lo possa recapitare.

Ed eccomi invece a farvi sorridere con un racconto a sproposito della mia vita di borsomaniaca docg.

Anzi, vi dirò di più... se dovessi assegnare un premio, probabilmente la prima a cui lo darei sarei io.

Perché dico questo?

Perché come molti sanno, la mia passione è nata quasi con me, ed è documentato dalla foto, in cui a tre anni già stringevo fiera e possessiva la mia prima blobla...

Lo dovevo immaginare che, consigliandovi la lettura di ‘Pazze per le borse!’, lo avrei ripreso in mano, per poi ritrovarmi nei miei ricordi come in un film in bianco e nero.

Capitolo ‘La prima non si scorda mai’ pag. 49: “… le ragazze che andavano dalle Orsoline impazzivano già per i modelli firmati, status symbol tra cui primeggiava la Jackie di Gucci, in particolare nella versione in cuoio marrone con bande di tessuto verde e rosso al centro e moschettone. Sulla tracollina veniva annodato un foulard….”

Ed eccomi già omologata! Liceo Artistico dalle Orsoline, con la mia Jackie di cuoio; talmente amata che negli anni ‘90 causa usura, l’ho sostituita con una identica tranne che nel moschettone (non più arrotondato e dorato ma squadrato e canna di fucile.

A mia discolpa... la mia borsomaniacitá

1) comprende tutte le borse indistintamente a 360 gradi

2) non è contagiosa, anche se alcune mie clienti sostengono che io crei ‘mostri’ nel senso buono intendendo che le cricribags danno dipendenza. Posso capire la dipendenza, perché il piacere che provavo nell’acquistare prima, e nel creare ora una borsa è immenso e gratificante.

Sono frivola perché mi piacciono da impazzire le borse?

Sinceramente non credo, perché non ho mai fatto mutui per comprarmi la Kelly, non ho mai rubato borse e neppure tolto il pane di bocca alle mie figlie per acquisire l’oggetto del desiderio. Semplicemente provavo e continuo a provare un grande piacere, a posare sul cassettone la ‘borsa’ del momento per poterla guardare.

Mi piacerebbe molto che anche voi mie borsomaniache mi raccontaste il rapporto con la vostra borsa, perciò lancio la sfida a chi avrà voglia di raccontarsi… mandatemi foto e scrivetemi.

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